Apple: meglio ottimi secondi che sbagliare per primi


Realtà virtuale e aumentata, deep learning e intelligenza artificiale: perché per Apple ha più senso arrivare dopo ma bene anziché arrivare prima ma male

Gli esegeti di Apple, si sa, amano le simmetrie. Ne proponiamo qui una, tutta logica, per vedere di spiegare un passaggio abbastanza interessante. Quando, durante il keynote della WWDC17, Apple ha presentato i suoi apparecchi e software, una serie di demo ha colto la fantastia di molti utenti. Una è stata quella che ha visto utilizzare un iPad Pro di seconda generazione e il nuovo motore grafico Metal 2 per sfruttare la soluzione di realtà aumentata.

Ma c’è stata anche la lunga serie di riferimenti e funzionalità dei nuovi sistemi operativi centrati su Siri e il machine learning, deep learning e intelligenza artificiale in generale. Anche qui, grazie alla potenza dei coprocessori grafici e di Metal 2, perché i calcoli che vengono utilizzati per fare intelligenza artificiale sono straordinariamente compatibili con quelli che vengono effettuati dalle GPU.

Cosa sta succedendo? Apple ha abbracciato con decisione due strade, una già parzialmente percorsa in passato e una inedita, che il mercato sta già frequentando da tempo. Di intelligenza artificiale parlano anche i bidelli delle scuole, mentre di realtà aumentata e di realtà virtuale (tra un attimo li vediamno meglio) se n’è vista realmente tanta: da quel che fanno a Redmond quelli di Microsoft ai vari Oculus Rift, ma era già cominciato tutto per le grandi folle quindici anni fa con la Wii, vi ricordate?

Beh, chiariamo alcuni punti. Partiamo dal video, cioè dalle realtà digitali. La Realtà virtuale (casco o visore che ci proiettano in un mondo totalmente artificiale) è un sottoinsieme della realtà aumentata (telecamera che riprende il mondo attorno a noi e aggiunge elementi digitali sullo schermo). E la cosa più difficile da fare è la realtà aumentata. La demo fatta dalla Lucas Industrial Light an Magic con Guerre Stellari è una VR (realtà virtuale) spettacolare, gestita in tempo reale dall’iMac, che usa le tecnologie Metal 2 e le potenti GPU ma è sostanzialmente una evoluzione di quel che si sa fare con i videogiochi. Aumenta quantitativamente la risoluzione grazie a una sempre maggiore potenza di calcolo e maggiore efficienza del codice, ma di quello stiamo parlando. Invece la AR (realtà aumentata) è molto più impressionante e giustamente Tim Cook la considera rivoluzionaria e strategica per Apple. In molti ci stanno lavorando, ma solo Apple controlla tutta la pila, lo stack di elementi: chip, hardware, dispositivi, software, videocamera.

Che la potenza di calcolo dei telefoni e dei tablet sia diventata notevole lo sappiamo (gli attributi di cane, gatto e zombi che Snapchat aggiunge in tempo reale ai visi sono un mix di intelligenza artificiale per “capire” cosa viene inquadrato e AR per appiccicare i baffi e gli occhiali di Groucho Marx) ma che questo possa essere declinato in maniera completa e così potente su tutta la piattaforma Apple è unico. La centralità dei prodotti della multinazionale di Cupertino, sia come strumenti di sviluppo che come apparecchi per la fruizione di una nuova realtà digitale sovrapposta a quella fisica adesso è enorme.

ARKit

Ma veniamo alla parte più interessante: l’intelligenza artificiale. Che poi è quella cosa che, fino a quando non funziona, la noti, poi scompare. Nessuno più si stupisce dei programmi per il gioco degli scacchi, oppure per i sistemi di riconoscimento dei volti, o per le mille cose che permettono quotidianamente ad algoritmi che seguono una logica di tipo induttivo e non deduttivo di interagire con noi.

L’intelligenza artificiale è settoriale (quella generale è ancora molto lontana) e permette di mettere il sale, condire tutte le attività della macchina. Gli assistenti come Siri, e l’integrazione con il sistema operativo sia Mac che iPhone/iPad, permettono di avere funzionalità prima inimmaginabili. Pian piano lo vediamo, Apple sta mettendo le fondamenta per un sistema molto interessante e giustamente basato su una intelligenza locale, gestita dalla nostra macchina, privata, senza connessioni di rete e quindi con una riduzione delle possibili intrusioni di terzi, enti statuali o privati che siano.

Dove porta tutto questo? A un ragionamento accennato all’inizio. Apple sta portando avanti, come ha sempre fatto, una innovazione basata sulla capacità di mettere a sistema le tecnologie esistenti, di cogliere le novità di tecnologie appena presentate e la maturità di altre ben stagionate. Il risultato è che i prodotti di Apple non sono prototipi visionari, versioni preliminari di qualcosa che non è ancora pronto per il grande pubblico. Sono invece innovativi strumenti perfettamente tarati e calibrati, pensati per l’uso quotidiano. L’innovazione di chi non vuole arrivare primo, ma di chi vuole arrivare bene.



Source link