Dispositivi wearable, non affidabili per misurare le calorie: lo dice l’Università di Stanford


La diffusione di dispositivi wearable per misurare parametri come il numero di passi percorsi, le calorie bruciate, il battito cardiaco o la qualità del sonno aumenta sempre di più. Per questo motivo l’Università di Stanford ha deciso di condurre uno studio per verificare l’accuratezza dei dati raccolti utilizzando queste tecnologie, avvalendosi di macchinari medici capaci di misurare il consumo di calorie misurando la frequenza cardiaca e la concentrazione di anidride carbonica durante la respirazione.

La ricerca ha preso in esame diversi dispositivi (Apple Watch, Basis Peak, Fitbit Surge, Microsoft Band, Mio Alpha 2, PulseOn, Samsung Gear S2) e ha coinvolto sessanta volontari con differenti caratteristiche fisiche. Quanto è emerso è che la rilevazione del battito cardiaco è affidabile: sei dei sette dispositivi oggetto di indagini hanno restituito valori corretti, con una tolleranza del 5%.

I problemi sorgono quando si tratta di misurare le calorie bruciate: non è semplice tracciare questo parametro utilizzando soltanto un oggetto intorno al polso. Il miglior wearable ha concluso la prova con un margine di errore vicino al 27%, il peggiore con un deludente 97% rispetto ai dati reali. Tra i più accurati lo smartwatch Apple e il Fitbit Surge, il meno affidabile il PulseOn.

Insomma, se possiamo essere abbastanza certi della nosta frequenza cardiaca utilizzando dispositivi wearable, faremmo meglio a calcolare il numero di snack che mangiamo in altro modo per evitare di incappare in brutte sorprese in vista dell’estate.


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