Apple pronta a collaborare con autorità che indagano sul volo EgyptAir caduto in mare lo scorso anno


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In Francia proseguono le indagini per capire se due dispositivi della Mela sono in qualche modo legati all’incidente del volo MS804 di EgyptAir precipitato in mare a maggio dello scorso anno. Apple nega ogni problema derivante da sui dispositivi ma si dichiara disponibile a collaborare

Apple ha fatto sapere di essere pronta a collaborare con le autorità francesi che stanno indagando per capire se due dispositivi della Mela sono in qualche modo legati all’incidente del volo MS804 di EgyptAir precipitato in mare a maggio dello scorso anno.

Secondo quanto dichiarato dalle autorità francesi a Le Parisien, il primo ufficiale del volo in questione potrebbe avere collegato un iPhone 6s e un iPad mini 4 a un’errata presa di corrente nella cabina di pilotaggio, provocando un surriscaldamento che si è trasformato in un incendio causando la caduta del velivolo.

Apple ha dichiarato al quotidiano d’oltralpe di non essere a conoscenza di evidenze che legano quanto accaduto sul volo EgyptAir a propri dispositivi ma di essere a completa disposizione degli investigatori e di essere pronti a rispondere a qualsiasi domanda. “Testiamo rigorosamente i nostri prodotti” ha dichiarato un portavoce della Mela; “per garantire che siano conformi e superino le norme di sicurezza”.

Come abbiamo spiegato qui, le batterie agli ioni di litio (usate per il funzionamento di molti dispositivi elettronici) sono per loro natura considerate merci pericolose perché – in determinate condizioni – possono provocare surriscaldamento e incendi. Negli ultimi anni sono state vendute miliardi di batterie e i rari incidenti capitati sono causati nella maggiorparte dei casi da uso scorretto o difetti di fabbricazione.

Poiché batterie al litio sono progettate per offrire elevati livelli di energia, l’energia elettrica al loro interno è significativa; ciò̀ vuol dire che queste possono talvolta generare un’elevata quantità̀ di calore se cortocircuitate. Inoltre, il contenuto chimico al loro interno potrebbe incendiarsi se le batterie risultano danneggiate oppure progettate o assemblate impropriamente.

A giugno dello scorso anno le informazioni contenute in una delle due scatole nere del volo Egyptair hanno confermato che prima che l’aereo precipitasse c’era del fumo a bordo. L’aereo, diretto al Cairo, era partito il 18 maggio da Parigi con 66 persone a bordo e un certo punto era scomparso dai radar greci ed egiziani senza inviare segnali di emergenza. In un primo momento si è ipotizzato che l’aereo fosse caduto per un attentato, ma la tesi pare ora in ribasso.

Al momento alle indagini collaborano ingegneri del Centre national de la recherche scientifique (CNRS), così come due incaricati dal Ministero della Difesa francese, incluso un professore di fisica e un ingegnere specializzato in batterie. I risultati delle indagini dovrebbero essere presentati entro il 30 settembre.

 



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